presentazione

Gian Luigi Braggio indaga il confine tra coscienza e realtà, considera l’arte strumento di crescita spirituale ed umana e di impegno civile.

This is cosmosInteressato alle filosofie orientali e alla fisica dei quanti, approfondisce l’aspetto spirituale dell’arte che accompagna alla pratica zen: attraverso il pensiero creativo l’individuo diventa persona, entra in armonia col mondo e gli altri superando le resistenze derivate da modelli semplificati di relazione e di pensiero.

L’attenzione si sposta dall’oggetto alla persona, dall’ideale estetico alla bellezza intrinseca del tutto. Una educazione dello sguardo volta a scoprire il valore, la possibile bellezza di ogni fremmento di mondo reale o immaginario, sperimentando soluzioni dove la chiarezza della forma trasforma questa tensione in uno stato emotivo purificato dalla disciplina interiore, dal linguaggio.

Nella pittura ricrea le alchimie di un giardino dell’anima sospeso tra la fisicità dell’esperienza e la finzione del possibile, dove, in uno spazio che a tratti ricorda l’architettura virtuale di un microchip, flussi di energia luminosa diventano forme organiche, vegetali, figure.

Nel ciclo “Rupa Boxes” trasforma scatoline, prevalentemente di cartoncino, in micro-ambienti da abitare con lo sguardo, con l’immaginazione, strumenti sonori non performativi ricondotti dalle leggi universali dell’armonia in qualcosa di unico, irripetibile, perciò prezioso.

Le sculture di pane, in particolare la simulazione di armi (weapons of bread) accompagnate dai colori rainbow, esprimono quanto sia complicata, ma necessaria, l’evoluzione della società civile nel solco della vera cultura nonviolenta, capace di accogliere la diversità, consapevole di un destino comune che ci appartiene.

Nelle installazioni a pavimento (Q.Area), disegni ricordano le forme/suono create dalla cimatica, dai microchip, dalla geometria universale.

Nei lavori di poesia visuale il segno dialoga con la parola, traccia visibile di un’esperienza del mondo che, con la meditazione, può venire compreso oltre il concetto razionale. Il controllo del respiro, alla base della pratica zen, diventa segno “performativo” nel senso dell’essere e non dell’apparire spettacolare, chiave di accesso disciplinata e diretta alla dimensione del trascendente non accessibile ai sensi, al pensiero e alle strutture razionali del linguaggio.

Autore inoltre di testi, fotografie, video e performance, ha partecipato a numerose esposizioni personali, collettive e festival, collaborato con associazioni e centri culturali, organizzato eventi sul territorio e sul web.

Insegna arte e immagine nella scuola pubblica. L’arte diviene così strumento di educazione alla pace, integrazione, approcci didattici cooperativi e sperimentali.

Ogni sistema di comunicazione, al pari di un organismo vivente, regola le sue dinamiche interne, i suoi processi utilizzando un codice, un linguaggio specifico e universale.

Si pensi al codice genetico di una unità cellulare formato dai legami elementari di quattro aminoacidi, oppure all’alfabeto di un qualsiasi linguaggio verbale o non verbale o, ancora, alla più moderna e complessa logica del linguaggio macchina che si sviluppa a partire dal sistema binario. In ogni caso c’è sempre un principio elementare dal quale dipende un sistema di valori, anche molto complesso. La mia ricerca parte proprio da questa riduzione minimale della forma alle sue componenti primarie. Il gesto minimo per antonomasia consiste nella tessitura regolare di lunghi filamenti composti da un gran numero di unità, annodate o intrecciate, con una caratteristica doppia valenza.

Cercavo un segno in grado di interpretare l’uomo e la società, capace di conciliare etica ed estetica a prescindere da contenuti specifici che appartengono al dibattito delle idee della politica. Perciò inizialmente ho scelto di costruire, utilizzando del fragilissimo cartone, lunghe strutture ad imitazione di un filo spinato, una delle invenzioni tecnologiche moderne più semplici e allo stesso tempo terrificanti. Il risultato è una tessitura leggera e innocua, che dopo il primo impatto pare il frutto di una germinazione naturale più che opera dell’uomo. Una finzione aerea che si presta al chiaroscuro, all’equilibrio dei valori luminosi nel dipanarsi ritmico e ipnotico dell’intreccio, dove i filamenti sembrano indicare un codice cifrato, forse il codice genetico della natura umana.

La pratica zen porta alla comprensione profonda della vita che ispira libertà, gioia e purezza. Io identifico questo grande valore nella creatività, la vera sorgente di ogni cosa che esiste dentro e fuori di noi. Se disciplinata in modo opportuno, l’arte porta l’intuizione oltre i concetti, comunica l’esperienza diretta di armonia e gioia che nutre la vita, a cominciare dall’artista stesso che la produce e ne diventa il primo beneficiario. La cratività è fiamma che si alimenta irradiandosi, bruciando risveglia le menti addomesticate, narcotizzate dalla società del consenso. Cultura, non intrattenimento. Canto d’amore.

Io comunico quello che sono. Attraverso l’apparente semplicità di un linguaggio complesso, lirico e poetico, ispirato dall’intuizione e modulato dalla creatività, prendono vita opere che, ad uno sguardo attento, possono generare una scintilla, unica porta di accesso, a volte anche dolorosa, alla comprensione profonda della condizione umana e del mondo e di empatia verso ogni forma di vita.