Presentazione


I suoi lavori ricreano uno spazio sospeso tra la fisicità dell’esperienza e l’artificio della realtà virtuale. Attraverso il paradosso si manifesta l’elemento umano, la coscienza, il respiro: atto performativo nel senso dell’essere e non dell’apparire spettacolare, rivela il legame originario col vuoto. Vive e lavora a Torino.

This is cosmos Il mio lavoro indaga il rapporto tra coscienza e realtà, ed è sempre più legato alla pratica della meditazione che rappresenta la porta di accesso alla coscienza, oltre il filtro del pensiero, dove l’intuizione prende forma, il segno trasmette l’energia della vita che interconnette ogni cosa nell’Universo.

Nei dipinti e nelle installazioni ricreo uno spazio sospeso tra la fisicità dell’esperienza e la finzione del mondo virtuale che ricorda l’architettura di un microchip, di un circuito stampato dall’estensione potenzialmente infinita, nel quale noi veniamo direttamente assorbiti al suo interno e invitati a rispecchiarci nelle figure che lo abitano. Il paradosso dissolve l’inganno della mente che crea fantasmi e illusioni, ripristina il legame originario con la vera realtà, che è esperienza di pace, amore, gioia, oltre l’infinita declinazione della bellezza.

Per me la pittura è atto primario, umano e parziale, istinto mediato dal linguaggio, respiro che diventa segno, “atto performativo” nel senso dell’essere e non dell’apparire spettacolare: chiave di accesso disciplinata e diretta alla dimensione del trascendente non accessibile ai sensi, al pensiero e alle strutture razionali del linguaggio.

Ogni sistema di comunicazione, al pari di un organismo vivente, regola le sue dinamiche interne, i suoi processi utilizzando un codice, un linguaggio specifico e universale.

Si pensi al codice genetico di una unità cellulare formato dai legami elementari di quattro aminoacidi, oppure all’alfabeto di un qualsiasi linguaggio verbale o non verbale o, ancora, alla più moderna e complessa logica del linguaggio macchina che si sviluppa a partire dal sistema binario. In ogni caso c’è sempre un principio elementare dal quale dipende un sistema di valori, anche molto complesso. La mia ricerca parte proprio da questa riduzione minimale della forma alle sue componenti primarie. Il gesto minimo per antonomasia consiste nella tessitura regolare di lunghi filamenti composti da un gran numero di unità, annodate o intrecciate, con una caratteristica doppia valenza.

Cercavo un segno in grado di interpretare l’uomo e la società, capace di conciliare etica ed estetica a prescindere da contenuti specifici che appartengono al dibattito delle idee della politica. Perciò inizialmente ho scelto di costruire, utilizzando del fragilissimo cartone, lunghe strutture ad imitazione di un filo spinato, una delle invenzioni tecnologiche moderne più semplici e allo stesso tempo terrificanti. Il risultato è una tessitura leggera e innocua, che dopo il primo impatto pare il frutto di una germinazione naturale più che opera dell’uomo. Una finzione aerea che si presta al chiaroscuro, all’equilibrio dei valori luminosi nel dipanarsi ritmico e ipnotico dell’intreccio, dove i filamenti sembrano indicare un codice cifrato, forse il codice genetico della natura umana.

La pratica zen porta alla comprensione profonda della vita che ispira libertà, gioia e purezza. Io identifico questo grande valore nella creatività, la vera sorgente di ogni cosa che esiste dentro e fuori di noi. Se disciplinata in modo opportuno, l’arte porta l’intuizione oltre i concetti, comunica l’esperienza diretta di armonia e gioia che nutre la vita, a cominciare dall’artista stesso che la produce e ne diventa il primo beneficiario. La cratività è fiamma che si alimenta irradiandosi, bruciando risveglia le menti addomesticate, narcotizzate dalla società del consenso. Cultura, non intrattenimento. Canto d’amore.

Io comunico quello che sono. Attraverso l’apparente semplicità di un linguaggio complesso, lirico e poetico, ispirato dall’intuizione e modulato dalla creatività, prendono vita opere che, ad uno sguardo attento, possono generare una scintilla, unica porta di accesso, a volte anche dolorosa, alla comprensione profonda della condizione umana e del mondo e di empatia verso ogni forma di vita.